Il riscaldamento globale fa male anche alla gravidanza

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La scienza mostra gli effetti negativi del riscaldamento globale sulle future mamme e i nascituri. E avanza proposte

Fra le conseguenze del riscaldamento globale c’è anche un aumento dei rischi per le donne in gravidanza e per i nascituri, soprattutto laddove l’accesso alle cure mediche è più difficile. A interrogarsi su cambiamento climatico e salute materno-infantile sono Sabrina McCormick and Leeann Kuehn, della George Washington University.

Le due ricercatrici hanno condotto la più ampia analisi finora svolta sui dati circa l’impatto delle temperature eccessive sulla gestazione. Hanno rilevato un peggioramento di vari parametri, come la durata della gestazione, il peso alla nascita, le morti perinatali, e lo stress neonatale.

Come riportato sul Journal of Environmental Research and Public Health, questi risultati indicano il bisogno urgente di ulteriori studi e di standard globali di valutazione del problema. “Il cambiamento climatico danneggerà sempre di più la salute delle persone vulnerabili, inclusa la salute materno-infantile”. Sabrina Mc Cormick, primo autore, si occupa da anni del tema e ha lavorato a lungo anche per l’Intergovernmental Panel on Climate Change, vincitore del premio Nobel per la pace nel 2007 proprio per gli studi sul riscaldamento globale. Oltre ai dati, la ricerca ha anche fornito delle proposte.

In primis, l’invito a includere le donne in gravidanza nella comunicazione dei rischi e negli avvertimenti alla popolazione quando sono previste ondate di calore. Attualmente fra le popolazioni vulnerabili di fronte al calore si comprendono i poveri, gli anziani, i bambini piccoli, le minoranze, le persone socialmente isolate, i lavoratori all’aperto, le persone con malattie croniche cardiache o respiratorie. Non le donne in gravidanza. A loro vanno dedicate raccomandazioni su misura nei luoghi dove possono essere raggiunte più facilmente.

Serve inoltre il ricorso a un’urbanistica intelligente, che minimizzi l’uso di superfici e materiali riflettenti nelle città e massimizzi invece il verde e le aree coperte dalle chiome degli alberi. “Senza un’adeguata pianificazione urbanistica, le città dovranno contare solo sugli impianti di condizionamento dell’aria, una strategia ad alto consumo energetico, per mitigare le temperature”. Inoltre l’aumento di aree verdi contribuisce a ridurre l’inquinamento dell’aria. L’associazione fra alte concentrazioni di particolato e alte temperature, concludono i ricercatori, ha dimostrato di essere particolarmente nociva per la salute delle donne incinte e per quella del nascituro.

Donatella Barus
Fondazione Umberto Veronesi

La Redazione di FIV Italia Blog ha tratto per voi da “iodonna.it

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