«Il calo delle nascite non è solo colpa della crisi»

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Se in pochi anni il numero di nuovi nati in Italia si è ridotto di quasi 100 mila unità la responsabilità non è soltanto delle difficoltà economiche, dell’instabilità sul lavoro o della scelta di evitare o posticipare la gravidanza.

Dietro un crollo di simile entità ci sono anche ragioni mediche che non andrebbero sottovalutate.

È questo il messaggio uscito dall’European Fertility Meeting “Strategies to improve IVF success rate” tenutosi nei giorni scorsi a Roma.

«Considerare centomila bambini in meno negli ultimi anni e ben 12 mila in un solo anno significa dover far i conti con motivi medici e  sociali», ha sottolineato Ermanno Greco, direttore del Centro di medicina e biologia della riproduzione dell’European Hospital di Roma.

Innumerevoli le possibili cause di infertilità. ««Tra le cause di più recente scoperta c’è l’alterazione della morfologia della testa degli spermatozoi, che rende molto difficile la fecondazione naturale, poiché non riescono a penetrare all’interno degli ovociti», continua Greco. «Un’altra causa di infertilità è la mancata integrità del DNA contenuto nella testa degli spermatozoi». Un’alterazione, quest’ultima, dovuta ad un aumento dei radicali liberi presenti nel liquido seminale, legata a diverse patologie come il varicocele o il criptorchidismo o ancora all’infiammazione della prostata oppure a errati stili di vita come il fumo e l’alcol e le droghe.

Determinante è poi l’età nella coppia, sia per gli uomini sia per le donne. «Decidere tardi di aver un figlio ha conseguenze evidenti poiché l’ovocita presenta una vera e propria capacità riparativa nei confronti del danno degli spermatozoi, che però diminuisce con l’aumentare dell’età materna», ha aggiunto Greco.

La gran parte di questi problemi possono essere oggi risolti grazie alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Tale è l’avanzamento delle procedure che perfino in molti casi di azoospermia, cioè di quasi totale assenza di spermatozoi, è possibile avere un figlio. «Rappresenta sicuramente la forma più grave di alterazione riproduttiva maschile – ha aggiunto l’esperto – ma oggi una buona parte di questi pazienti può ancora avere un figlio proprio. Si è infatti potuto constatare che circa il 70% di essi hanno ancora spermatozoi vitali nei testicoli, che si possono estrarre con procedura microchirurgica (TESE, MICROTESE) ed iniettare in vitro direttamente all’interno degli ovociti».

La Redazione di FIV Italia Blog ha tratto per voi da “healthdesk.it

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