La menopausa, un frutto sapiente delle capacità cognitive

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La menopausa permette di destinare risorse alla sopravvivenza dei figli e dei nipoti. Questo consente di diffondere i propri geni in modo più indiretto ma più efficiente del continuare a generare figli. Le risorse da investire non sono però tanto quelle fisiche, ma riguardano le competenze e l’esperienza nell’allevamento della prole via via maturate

La menopausa sarebbe una “sapiente invenzione” delle nonne utile ad aumentare la probabilità di trasmissione efficiente dei loro geni alle generazioni future. A sostenerlo sono tre ricercatori dell’Università di Montpellier che in un articolo pubblicato su “PLoS Computational Biology” illustrano la ricerca che li ha portati a questa conclusione.

A differenza di quanto avviene per le femmine delle altre specie di mammiferi (con la sola eccezione di due cetacei, il globicefalo di Gray e Orcinus orca), le donne entrano in menopausa e concludono la loro vita riproduttiva molto tempo prima della termine atteso per la loro vita. Questa singolare circostanza ha da tempo indotto i ricercatori a supporre che la menopausa e la lunga vita post-riproduttiva fornisse qualche vantaggio evolutivo. Tre erano finora le ipotesi che si fronteggiavano.
Le altre due, note come ipotesi della nonna e modello del capitale incorporato (Embodied Capital Model), ritengono entrambe che la menopausa rappresenti una strategia con cui non destinare più risorse direttamente alla riproduzione, in modo da favorire la riproduzione indiretta ossia le attenzioni parentali ai figli e ai nipoti. La differenza sta nel fatto che nell’ipotesi della nonna quella che conta è la prestanza fisica della nonna, mentre per l’altra a essere determinanti sono lo sviluppo del “capitale neurale” e il corrispondente accumulo di competenze nell’allevamento.

Carla Aimé e colleghi hanno ora sviluppato una serie di simulazioni dell’andamento di una popolazione umana con l’ausilio di reti neurali artificiali, che hanno permesso di considerare, fra l’altro, la traiettoria delle capacità fisiche e intellettive dei suoi membri.

Queste simulazioni hanno escluso quasi subito l’ipotesi materna: se i costi della riproduzione legati all’età possono dar conto della fine del periodo riproduttivo, non spiegano dal punto di vista evolutivo i vantaggi dell’allungamento della vita dopo quel termine. Inoltre, le simulazioni confermano che nella nostra specie la morte per parto non è abbastanza comune per sostenere il modello materno.

Il proseguimento delle simulazioni ha però messo in luce che l’evoluzione della menopausa è molto più probabile se si considera determinante l’accumulo delle capacità cognitive e non la forza fisica. Nelle antiche società tradizionali, le competenze e l’esperienza continuavano a crescere per tutta la durata della vita, anche perché difficilmente si raggiungeva un’età in cui si manifesta una chiara senescenza cognitiva- spiegano gli autori – e questo offriva un vantaggio crescente, Sempre in quelle società, invece, il picco di espressione delle risorse fisiche arrivava prima dei trent’anni per poi diminuire.
La cosiddetta ipotesi materna sostiene che la menopausa si sia evoluta per evitare il rischio di morte al parto; questo rischio, essendo maggiore nelle donne meno giovani, renderebbe difficile la sopravvivenza della prole già avuta, soprattutto quella più piccola.

La Redazione di FIV Italia Blog ha tratto per voi da “lescienze.it

 

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