Procreazione assistita, a che punto siamo? Risponde il Prof. Bilotta (Alma Res)

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Il 2015 è il primo anno dall’entrata in vigore della legge in cui l’eterologa è stata applicata in un numero di cicli più consistenti, pari a 2800 che hanno portato alla nascita di 601 bambini. I dati vengono dalla Relazione annuale sullo stato di attuazione della Legge 40/2004 in materia di Procreazione medicalmente assistita (PMA), trasmessa al Parlamento a fine giugno.

La Relazione conferma la tendenza per cui il maggior numero dei trattamenti di fecondazione assistita viene effettuato nei centri pubblici e privati convenzionati, pur essendo questi centri in numero inferiore ai centri privati. In particolare, il 31,1% dei centri è pubblico e vi si effettua il 38,6% dei cicli; il 6,6% è privato convenzionato e vi si effettua il 24,8% dei cicli; il 62,3% è privato e vi si effettua il 36,6% dei cicli. In totale il 63,4% dei cicli di trattamenti si effettua all’interno del SSN (in centri pubblici + privati convenzionati).

Per avere un quadro completo sulla procreazione medicalmente assistita abbiamo chiesto al Prof. Pasquale Bilotta, direttore scientifico dell’Istituto Alma Res.

Innanzitutto vale la pena tracciare un bilancio sulla PMA in Italia dal 2014 ad oggi.

Nel 2014”, afferma il Prof. Bilotta, “una sentenza storica della Consulta ha aperto le porte, anche nel nostro paese, alla fecondazione eterologa, consentendo a centinaia di coppie di ricorrere a questa tecnica e allineando l’Italia alle nazioni più avanzate in questo ambito. Il bilancio degli ultimi tre anni è positivo, così come riporta la Relazione annuale sullo stato di attuazione della Legge 40/2004, recentemente trasmessa al Parlamento dal Ministero della Salute. Nel 2015, si legge nel documento, sono 601 i bimbi nati in Italia con la fecondazione eterologa, mentre sono in costante aumento le donne con oltre 40 anni che fanno uso delle tecniche di fecondazione assistita. Un dato, quest’ultimo, che trova conferma anche nell’esperienza di Alma Res, che accoglie coppie over-40 in numero crescente”.

Un quadro certamente incoraggiante nel quale tuttavia “permangono elementi normativi che ostacolano la fecondazione assistita, come sistema di cura regolato sulla base di criteri di reale laicità, equità e sicurezza. Ne è un esempio il divieto di garantire un effettivo rimborso spese alle donatrici di ovociti: un provvedimento che, penalizzando sensibilmente il numero delle donazioni ‘a fresco’, obbliga di fatto a ricorrere all’acquisto di ovociti congelati dall’estero”.

Quali dunque sono le principali difficoltà incontrate da una coppia che intende intraprendere un percorso di questo tipo?

Le difficoltà sono di tipo psicologico, organizzativo ed economico. Sul piano psicologico, l’ostacolo per molte coppie è accettare la procreazione medicalmente assistita (PMA) come percorso necessario ad avviare una gravidanza. Spesso, proprio questa difficile accettazione innesca un frustrante circolo vizioso: allontanando nel tempo la decisione di affidarsi alle cure degli specialisti, trascorrono mesi o anni preziosi ai fini della PMA, che è tanto più efficace quanto più si è vicini all’età fertile della donna.

Dal punto di vista più strettamente organizzativo, una criticità è rappresentata dall’impegno di tempo che è necessario investire in un percorso di PMA. Monitoraggi quasi quotidiani, analisi e trattamenti costituiscono passaggi obbligati, che mettono alla prova la quotidianità delle coppie, tanto quanto l’intervento vero e proprio.

Per quanto riguarda i costi, l’onere economico è commisurato al prestigio del centro a cui si sceglie di rivolgersi: le strutture più qualificate presentano parcelle necessariamente elevate, dovendo dotarsi di attrezzature all’avanguardia e di risorse umane di eccellenza. Il costo medio per un programma di fecondazione assistita in un centro di questo tipo può, quindi, oscillare tra i 4 ai 6 mila euro”.

In molti ancora scelgono centri e cliniche specializzate al di fuori dei confini nazionali. Quali sono le motivazioni alla base di questa scelta?

“Credo sia importante ricordare e ribadire che in Italia è oggi possibile accedere a tutte le tecniche di procreazione assistita – ad eccezione della maternità surrogata –, beneficiando di livelli assistenziali, tecnologici e di cura tra i più qualificati al mondo. La scelta di affidarsi ad un centro estero risponde, purtroppo, ad un retaggio di disinformazione che risale al periodo precedente il 2014, quando il divieto di praticare la fecondazione eterologa in Italia induceva le coppie a recarsi all’estero per la donazione di ovociti o seme. Oggi non è più così e le coppie italiane possono contare sul supporto di professionisti eccellenti e dotati di competenze e attrezzature all’avanguardia”.

Volendo fare un confronto, quali sono i punti di forza e di debolezza dell’Italia rispetto agli altri paesi su questo argomento?

In fatto di professionalità, know how e tecnologie disponibili, l’Italia è ormai allineata ai paesi più avanzati nello sviluppo delle tecniche di procreazione assistita. I pazienti italiani hanno a disposizione equipe mediche con esperienza trentennale, biologi di talento riconosciuto e istituti di levatura internazionale. Scontiamo, invece, un gap sul piano normativo, limitatamente all’aspetto precedentemente citato: il divieto di retribuire le donatrici di ovuli è un ostacolo alla disponibilità di donazioni a fresco, a tutto vantaggio dell’acquisto di ovociti congelati dall’estero”.

La Redazione di FIV Italia Blog ha tratto per voi da “helpconsumatori.it

 

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