L’orologio biologico? Anche i maschi ce l’hanno

mike.png

Un nuovo studio rivela che anche l’età del padre influisce sulle possibilità di concepire un figlio. Mick Jagger a parte, ovviamente

Conversazione con uomo quarantenne, tarda sera. «Adesso andiamo in vacanza, poi, da settembre, penseremo a riprodurci». Come se fosse un proposito da rentrée, il ragazzo racconta di come abbia finalmente capitolato, e, dopo mille insistenze della fidanzata di lungo corso, anche lui diventerà papà. Lo dice con la sicurezza di chi pensa che la fertilità sia un interruttore che si accende a un certo punto e non si spegne mai. Dice che poi no, dopo il primo figlio, forse non ne vorrà un secondo, perché, insomma, è già vecchio.

Vecchio è la parola chiave, qui. Perché al convegno della European Society of Human Reproduction, che si è appena svolto a Ginevra, è stato presentato un nuovo studio del Beth Israel Deaconess Medical Center e Harvard Medical School di Boston, condotto dalla dottoressa Laura Dodge, che spiega come anche i maschi hanno l’orologio biologico. La possibilità di una coppia di avere figli diminuisce cioè non solo con le riserve ovariche della donna, ma anche con l’aumentare dell’età paterna.

Per trarre queste conclusioni la Dodge e il suo team hanno analizzato 19 mila casi di fecondazione assistita avvenuti nell’area di Boston tra il 2000 e il 2014. Come c’era da aspettarsi, le donne tra i 40 e i 42 anni (le più «anziane» delle quattro fasce d’età studiate) hanno avuto il minor numero di gravidanze indipendentemente dall’età del partner. Ma per le ragazze sotto i 30 anni (le più «giovani») la possibilità di avere un figlio era del 73% con un partner tra i 30 e i 35 anni, ma scendeva al 46% con un uomo tra i 40 e i 42 anni. Allo stesso modo una donna di 35-40 anni ha il 54% di possibilità di essere fecondata da un maschio di 30-35 anni, e ben il 70% se lui ne ha meno di 30.

I medici hanno quindi spiegato che lo studio può incoraggiare gli uomini a «decidersi»: spesso l’età materna si alza perché le donne trovano partner che rimandano il momento di avere un figlio. Ma manca ancora la risposta a una domanda: perché l’invecchiamento incide sulla capacità riproduttiva del maschio? Secondo la dottoressa Dodge «la qualità dello sperma si deteriora con l’avanzare dell’età e questo è un fatto che sicuramente incide, ma non può essere tutto», ha spiegato al Guardian*.

*Immaginate, vi prego, la faccia di Mick Jagger** che legge il Guardian.

**73 anni, già bisnonno, appena avuto l’ottavo figlio.

di Silvia Bombino

La Redazione di FIV Italia Blog ha tratto per voi da “vanityfair.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...