L’attività inattesa del sistema immunitario fetale

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Il feto è in grado di sviluppare una risposta immunitaria già dal secondo trimestre, che però è diversa da quella dell’organismo maturo. La scoperta, che smentisce la presunta inattività del sistema immunitario fetale, aiuta a spiegare lo sviluppo della tolleranza verso il proprio organismo e l’insorgenza di alcune patologie tipiche della gestazione

Il sistema immunitario umano matura in utero molto prima di quanto si pensasse, ma il suo funzionamento è diverso da quello dell’organismo adulto. La scoperta – realizzata da un gruppo di ricercatori del Singapore Immunology Network e illustrata su “Nature” – potrà chiarire meglio i meccanismi di insorgenza di alcune patologie legate alla gravidanza, tra cui il diabete gestazionale e l’aborto spontaneo ricorrente.

Florent Ginhoux e colleghi hanno studiato campioni di tessuti provenienti – in seguito a un’interruzione di gravidanza – da 96 feti giunti al secondo trimestre (dalle 14 alle 22 settimane di gestazione), alla ricerca di possibili segni di attivazione del sistema immunitario in risposta alla vasta gamma di molecole (tra cui microbi e particelle di sostanze nutritizie) a cui è esposto il feto in sviluppo.

L’analisi dei campioni ha messo in evidenza la presenza di cellule immunologicamente attive. In particolare è stato rilevato un numero significativo di cellule dendritiche, una classe di cellule in grado di identificare agenti patogeni e stimolare la produzione di linfociti T in grado di combatterli.

Tuttavia, quando i ricercatori hanno esposto in provetta le cellule dendritiche fetali a vari antigeni, queste si sono comportate in modo opposto a quello tipico delle cellule dendritiche dell’adulto; hanno stimolato l’attività di un sottoinsieme di cellule T – le cellule T regolatrici o Treg – che servono a smorzare la risposta immunitaria. E’ molto probabile che questa risposta sia legata all’apprendimento da parte del sistema immunitario di una tolleranza verso il sé, ossia verso il proprio organismo.

I ricercatori hanno anche scoperto che le cellule dendritiche fetali inibiscono la produzione di TNF-α, il fattore di necrosi tumorale, da parte di tutti i linfociti T, e che questa azione è mediata da un enzima, l’arginasi 2.

Nella foto in apertura di articolo,  si vedono due linfociti T (in rosso) che interagiscono con una cellula dendritica del sistema immunitario. (foto HZI / Rohde)

La comprensione dei meccanismi attraverso cui è regolata la produzione di TNF all’interno del feto è di particolare interesse perché livelli elevati di questo fattore sono associati a una serie di complicanze della gravidanza e perinatali, tra cui l’aborto spontaneo ricorrente, il diabete gestazionale e l’enterocolite necrotizzante

Una successiva analisi del profilo di espressione genica di queste cellule e delle cellule dendritiche dell’organismo adulto ha mostrato che i due gruppi di cellule si differenziano per l’attività di ben 3000 geni.

Lo studio potrebbe anche aiutare a definire la tempistica dei trapianti di cellule staminali intrauterini, potenzialmente utili per curare per vari disturbi, fra cui difetti immunitari e problemi metabolici.

La redazione di FIV Italia Blog ha tratto per voi da “lescienze.it

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