Una battaglia tra placenta e utero all’origine della preeclampsia

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La patologia potrebbe essere l’esito di uno sbilanciamento nella continua lotta tra i trofoblasti, controllati dai geni paterni, che cercano di far arrivare più sangue possibile per far crescere il bambino, e il sistema immunitario della madre, che deve sopravvivere al parto

La preeclampsia, una grave patologia che colpisce le donne gravide, potrebbe essere spiegata in termini biologici come l’esito di una battaglia che si svolge nel grembo materno tra l’obiettivo biologico paterno di produrre il bambino più grande e sano possibile e la necessità della madre di sopravvivere al parto.

Il curioso modello bioevoluzionistico è frutto di uno studio apparso sulla rivista Reproductive Sciences a firma di Harvey J. Kliman, e colleghi del Dipartimento di ostetricia, ginecologia e scienze riproduttive della Yale School of Medicine.

La battaglia avverrebbe tra l’utero della madre e la placenta del bambino, in cui sono presenti cellule chiamate trofoblasti, che sono controllate dall’espressione d geni di origine paterna. Nello studio, i ricercatori hanno osservato come la placenta cerchi d’ingannare l’organismo materno in modo che non vengano attaccati i trofoblasti che stanno cercando d’incrementare il flusso di sangue verso la placenta. Se questo “trucco” non funziona, allora la madre può sviluppare preeclampsia, una condizione che si manifesta con ipertensione arteriosa e presenza di proteine nelle urine. L’unica cura conosciuta è l’induzione del parto.

Il compito della placenta, com’è noto, è quello di portare i nutrienti dalla madre al bambino. Secondo Kliman, nel corso di una gravidanza normale,trofoblasti specializzati lasciano la placenta per invadere i tessuti della madre e distruggere le pareti dei vasi sanguigni, al fine di aumentare al massimo il sangue che entra nella placenta e massimizzando con ciò le dimensioni del bambino. A questo processo si oppongono i linfociti della madre, che cercano di distruggere i trofoblasti invasori.

La manovra diversiva della placenta si realizza con il rilascio nel flusso sanguigno della proteina placentale13 (PP13), nota anche come galettina 13. Arrivata nell’utero, la PP13 scatena una reazione immunitaria, che si manifesta come una zona d’infiammazione e di necrosi.
“Ipotizziamo che queste zone di necrosi possano servire per tenere occupati i linfociti materni mentre i trofoblasti invasori cercano di portare più sangue al bambino”, ha concluso Kliman. “Riteniamo che il mantenimento di questo equilibrio possa essere la chiave per una gravidanza senza problemi; al contrario, una disregolazione dei meccanismi implicati potrebbe essere all’origine della preeclampsia”.

La Redazione di FIV Italia Blog ha tratto per voi da Scientific American

 

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