Che cos’è il parto attivo?

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Da tempi immemorabili il momento del parto è associato al dolore: che si tratti dell’immaginario comune o del racconto della maggior parte delle donne che hanno dato alla luce un bambino, parto e dolore sono due parole che sentiamo spesso pronunciare insieme.
Ma che cos’è il dolore nel parto? Dopo decenni di autorevoli studi, oggi sappiamo che il dolore nel parto ha una funzione positiva e protettiva rispetto alla salute di mamma e bambino.
Possiamo imparare a conoscere questo dolore, ad affrontarlo e a gestirlo tramite tecniche di parto attivo.

L’esigenza di naturalità

L’eccessiva medicalizzazione di un percorso prevalentemente fisiologico come quello della nascita e del parto, oltre a non aver attenuato l’antica angoscia femminile del dolore, ha dato luogo a nuove esigenze di maggiore intimità e naturalità. Fortunatamente, oggi, i condizionamenti culturali che hanno da sempre aggravato tale ansia sono contrastati da una maggiore fiducia nell’innata competenza delle donne a generare la vita, nella propria natura di madre, cui è da sempre affidata la sopravvivenza della nostra specie.

La funzione positiva del dolore

Il dolore del parto ha una funzione psichica, di trasformazione, allorquando la madre da fondo alle proprie risorse fisiche ed emotive, fino all’abbandono, alla resa, al superamento dei propri limiti. Il dolore durante il travaglio stimola la secrezione delle endorfine che hanno una potente azione anestetica e aiutano, a loro volta, la secrezione di un altro ormone, la prolattina che indurrà poi la produzione del latte.
In nessun altro momento la donna produce una percentuale così alta di ormoni, i quali stimolano emozioni e istinti, oltre ad onde alfa e teta, grazie alle quali la partoriente entrare in comunicazione profonda con il bambino.
Più sarà fluida la comunicazione tra madre e bambino, meno saranno necessarie interferenze esterne, più il dolore sarà ridotto al suo minimo fisiologico, divenendo tollerabile, sia per la madre che per il nascituro.

Il parto attivo

Il parto attivo non va confuso con il parto indolore: per parto attivo intendiamo un evento in cui la donna è protagonista attiva, cosciente e consapevole.
Il potersi muovere durante il travaglio rende il dolore delle contrazioni più sopportabile, migliora le condizioni di tranquillità della gestante: la donna deve essere libera di assumere qualunque posizione, proteggendo se stessa e il bambino attraverso i movimenti che il dolore stesso le suggerisce.
Abbandonarsi al ritmo alterno di contrazioni e pause comporta la presenza di endorfine anche nel liquido amniotico, ovvero il dolore della madre protegge il bambino dal dolore. Le contrazioni uterine poi, preparano il nascituro al ritmo respiratorio e producono l’adrenalina fetale, che stimola il piccolo rendendolo combattivo e gli evita l’asfissia da parto.
Cedere alla paura, opporsi al dolore, significa invece rimanere sempre in tensione: il bambino potrebbe soffrirne.

Un parere autorevole

Scrive Verena Schmidt, fondatrice della Scuola Elementale di Arte Ostetrica: “Una donna che partorisce con il dolore e quindi con la sua energia sessuale ( ….) recupera tutte le sue energie dopo il parto (…), si sente appagata e piena di tenerezza“.

di Giovanna Lasagna

La Redazione di FIV Italia Blog ha tratto per voi da Scienzaconoscenza.it

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