Ovaio stampato in 3D restituisce fertilità

ovaio  stampato in 3D

Studio effettuato su topi. Dopo il trapianto, gli animali hanno partorito cuccioli sani.

Scienziati della Northwestern University hanno creato un ovaio artificiale utilizzando una stampante 3D. L’impianto ha poi ripristinato la fertilità in alcune topoline, cui erano state rimosse le ovaie chirurgicamente. Gli animali dopo il trapianto hanno infatti partorito dei piccoli sani. I risultati di questo studio sono stati presentati a Boston, al meeting annuale della Endocrine Society, Endo 2016.

I ricercatori sperano di poter utilizzare questa tecnologia per sviluppare una bioprotesi ovarica che possa essere impiantata nelle donne per ripristinare la fertilità. È il caso, ad esempio, delle pazienti sopravvissute a tumori nell’infanzia. «Una delle più grandi preoccupazioni per i pazienti con una diagnosi di cancro è come il trattamento possa influenzare la loro fertilità», spiega Monica M. LaRonda, PhD, della Northwestern University. «Stiamo sviluppando nuovi metodi per ripristinare la qualità della loro vita, progettando questi impianti bioprotesici».

I ricercatori hanno utilizzato una stampante 3D per creare una impalcatura in grado di sostenere le cellule che producono ormoni e ovociti. La struttura è stata realizzata in gelatina, un materiale biologico derivato dal collagene animale.

Gli scienziati hanno applicato principi biologici per la fabbricazione dell’impalcatura, che doveva essere abbastanza rigida da poter essere maneggiata durante l’intervento chirurgico, ma anche fornire uno spazio sufficiente per la crescita degli ovociti, la formazione dei vasi sanguigni e l’ovulazione.

Utilizzando colture di cellule umane, i ricercatori hanno determinato il design ottimale. La struttura è stata poi «seminata» con follicoli ovarici per creare le bioprotesi. A questo punto, per testare l’impianto, i ricercatori hanno rimosso le ovaie di alcuni topi e le hanno sostituite con le bioprotesi.

Gli animali hanno ovulato, dando poi alla luce cuccioli sani. I ricercatori ipotizzano che in futuro un impianto simile potrebbe aiutare le donne sottoposte a trattamenti che hanno ridotto la funzione ovarica. «Speriamo un giorno di ripristinare la fertilità e la funzione ormonale nelle pazienti che soffrono di effetti collaterali di trattamenti contro il cancro, o che sono nate con ridotta funzione ovarica», conclude LaRonda.

Fonte: La Stampa

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