Fecondazione: Toscana ‘chiude frontiere regionali’- Liguria rimborsa solo donne ‘grandi’

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C’è un momento di confusione, da gennaio 2016 in Italia, per le coppie infertili che vogliono accedere alla fecondazione assistita nelle strutture pubbliche. Il problema principale è il mancato inserimento di queste prestazioni nei Livelli essenziali di assistenza, cosa che si attende da oltre due anni, e il blocco imposto da alcune Regioni, Toscana in primis, alla ‘mobilità’ di coloro che provengono da altre zone d’Italia, per questioni di tipo economico. E se fino al 2015 le coppie che erano già prese in carico o in lista di attesa sono state assistite, da gennaio “è blocco totale”, spiega all’AdnKronos Salute Maria Paola Costantini, avvocato e referente Cittadinanzattiva per la procreazione medicalmente assistita.

“La Toscana – ricorda il legale che ha seguito le coppie ricorse alla Consulta contro i vari ‘paletti’ della legge 40/2004 – non accoglie più le coppie che provengono da altre Regioni, se queste ultime non hanno inserito nei Lea la Pma o non hanno stipulato specifici accordi. Fino a questo momento sono state ‘esaurite’ le coppie già in trattamento, con una proroga fino al 1 gennaio. Poi, il ‘finimondo’ scaturito da questa ‘chiusura delle frontiere’: quasi nessuna Regione italiana concede il nessun nulla osta alle coppie in partenza verso la Toscana, non solo per la fecondazione eterologa, ma anche per l’omologa. O lo danno secondo assurdi criteri di discrezionalità. La Liguria, ad esempio, autorizza le coppie in cui la partner femminile ha almeno 40 anni e non le pazienti più giovani, che devono accollarsi le spese in toto”.

“Secondo la Liguria, dunque – analizza Costantini – le donne più giovani possono anche aspettare l’erogazione del ciclo di trattamento nei centri genovesi (dove esistono liste d’attesa di oltre un anno) perché hanno più tempo a disposizione”. Quando anche tra le pazienti più giovani potrebbero esserci situazioni di scarsa riserva ovarica, di imminente menopausa precoce o di endometriosi al IV stadio, in cui l’attesa anche di un anno potrebbe precludere la possibilità di poter eseguire il ciclo di trattamento.

Sono “decine ogni settimana” le segnalazioni che giungono di coppie disperate alle prese con un sistema, sottolinea il legale, che “fino all’anno scorso e negli ultimi 10 anni ha erogato queste prestazioni a tutti e senza alcun controllo. Poi ci si è svegliati. Ma chi viene colpito in primis sono le coppie infertili a basso reddito. E ci potrebbe poi essere una raffica di ricorsi contro lo Stato”.

Le situazioni sono dunque le più varie: “Ho ricevuto segnalazioni anche di medici che ‘dirottano’ le coppie dal pubblico al privato – racconta Costantini – per permettergli, pagando tariffe ben più alte, di saltare le liste di attesa. Liste che sono a oggi lunghissime”, fino a 24 mesi anche nei centri più avanzati, “come quello di Bologna che è l’unico fra l’altro ad adottare il sistema di pagamento per fasce di reddito, il più corretto”.

Non si parla solo di “fecondazione eterologa, in cui davvero è tutto fermo e non si sta facendo nulla – fa notare il legale – ma anche di omologa, che fino all’altro ieri era una prestazione erogata con continuità e che oggi sembra essere, almeno nel sistema sanitario pubblico, un miraggio per migliaia di coppie con problemi di infertilità e sterilità. Questa situazione di blocco della mobilità, che può essere anche corretta, sta andando a colpire la popolazione più debole”, ribadisce in conclusione l’avvocato Costantini.

Fonte: AdnKronos

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