Da chi si eredita l’intelligenza? Dalle madri, lo dice la scienza.

bimba-intelligenzaQuando nasce un bambino, dopo che parenti e amici se lo sono rigirato per benino tra le mani, si sente fare sempre il solito commento: «assomiglia proprio al papà». Immancabile risposta a questa affermazione? «Non è vero, è tutto sua madre». Non approfondiremo qui il tema sull’ereditarietà dei tratti somatici. Piuttosto, si vuol porre l’attenzione su una recente scoperta scientifica: l’80 percento dell’intelligenza di un bambino deriva dalla mamma. Secondo una ricerca condotta dal Dr. Christopher Peterson dell’Università del Michigan si è infatti scoperto che i bambini ereditano dalla parte materna quasi tutta l’intelligenza. Il professore ha preso in esame circa 3.500 bambini tra i quattro e i nove anni e i loro genitori. Sono stati fatti dei test d’intelligenza ai genitori e ai figli e si è scoperto che le aree in cui i bambini hanno riportato i risultati migliori sono stati quelli in cui anche le loro madri eccellevano. Si tratta, più precisamente, delle aree cognitive che interessano le abilità linguistiche e musicali, l’intelligenza intrapersonale (conoscenza di sé e delle proprie emozioni) e quella interpersonale (comprensione delle esigenze altrui e doti di leadership).

Come si sviluppa l’intelligenza nel bambino? La qualità della vita affettiva del bambino e il tipo di relazione con i genitori, le sollecitazioni ambientali, intese anche come opportunità di esprimere al meglio il proprio potenziale, e le esperienze emotive, costituiscono i principali stimoli allo sviluppo della sua intelligenza e all’espressione delle sue potenzialità. Questa è la conclusione a cui sono giunti alcuni studiosi americani di neurobiologia dopo trent’anni di ricerche sullo sviluppo del cervello, fornendo così dati di supporto alle tesi sostenute dagli psicologi dell’età evolutiva sul valore dell’esperienza individuale nello sviluppo cognitivo. È stato infatti dimostrato che se si toglie ai bambini appena nati la possibilità di giocare e di entrare in relazione con gli adulti, non soltanto si verificano ritardi nei progressi psicomotori, ma anche nello sviluppo del cervello, più piccolo del 20 – 30 percento rispetto a quello dei loro coetanei.

Qualche consiglio per allenare l’intelligenza nei bambini. Il professor Reuven Feuerstein, docente di psicologia e pedagogia in Israele e negli Stati Uniti, ha concentrato le sue ricerche sull’apprendimento dei bambini. Ha scoperto che, per stimolare la crescita infantile, è importante fornire sollecitazioni all’intelligenza emotiva, cioè alla capacità del bambino di immedesimarsi negli altri. È altresì fondamentale sviluppare il suo senso di responsabilità, affidandogli incarichi e facendogli prendere decisioni, farlo sentire compreso quando sbaglia e lodarlo in modo motivato quando fa bene. La sua innata curiosità e la voglia di sperimentare le novità deve essere assecondata, così come il suo spirito di osservazione.

Che cos’è l’intelligenza? Per Platone l’intelligenza è ciò che distingue le diverse classi sociali ed è distribuita in maniera diseguale.
 Aristotele sosteneva che tutte le persone, tranne gli schiavi, esprimessero facoltà intellettive più o meno uguali, e che le differenze fossero dovute all’insegnamento e all’esempio.
 Al giorno d’oggi, invece, ne esistono diverse concettualizzazioni.
 Quando pensiamo all’intelligenza, molti pensano al QI, al punteggio che si ottiene in un test di intelligenza. In effetti, nell’arco di tutto il XX secolo gli psicometristi hanno sostenuto di essere in grado di stimare in maniera accurata l’intelligenza delle persone. L’intelligenza veniva letta all’inizio del secolo come un’entità misurabile secondo gli studi di Galon e Alfred Binet che negli anni Trenta fu il padre del QI. 
Il dibattito sull’effettiva capacità di questi test continua, anche se tra mille polemiche circa la loro effettiva attendibilità scientifica.

Fonte: Bergamopost.it

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