Fertilità: difficoltà per una coppia su cinque

ovobankk articolo

In Italia facciamo pochi figli, li facciamo più tardi (quasi 10 anni in più dagli anni ‘80), gli spermatozoi nei maschi si sono ridotti della metà e 1 coppia su 5 ha difficoltà a procreare: questi sono i dati che hanno portato alla presentazione a Roma del Piano nazionale per la fertilità “Difendi la tua fertilità prepara una culla nel tuo futuro”.

Un «Fertility Day» il 7 maggio

La fotografia della fertilità nel nostro paese (secondo i dati Istat) solleva qualche preoccupazione rispetto agli ultimi anni con circa 64 mila bambini nati in meno negli ultimi 5 anni dal 2013.
Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, punta a collocare la fertilità al centro delle politiche del Paese proponendo: un “Fertility Day” il 7 maggio, il bonus bebè «che vorremmo proseguisse per i primi 5 anni vita del bambino» e l’apertura di una “Scuola di specializzazione in medicina della fertilità”.
«I dati sull’infertilità sono sottostimati. Spesso la coppia arriva dal medico quando è troppo tardi. Questo piano sanitario ha ambizione di essere un pilastro, di appartenere anche ad altri ministeri e di durare oltre questa legislatura», ha dichiarato la ministra in un videomessaggio.

La valorizzazione dei consultori

Le linee guida basilari del Piano nazionale prevedono la valorizzazione e il potenziamento dei consultori, «come primo anello e filtro nella catena assistenziale delle patologie riproduttive. Il consultorio dovrà essere la prima tappa del percorso sanitario – sottolinea il Piano – dedicato al paziente infertile, in stretto dialogo col successivo livello terapeutico ospedaliero». Uno spazio importante all’interno Piano è riservato all’oncofertilità, ovvero la tutela della potenzialità riproduttiva nei pazienti oncologici.

Le cause dell’infertilità

Il quadro della situazione individua alcune cause che hanno portato ai dati rilevati: «Nell’uomo – spiega Andrea Lenzi, nuovo presidente della Società italiana di endocrinologia, tra i relatori della presentazione del Piano – nei primi 10 anni di vita le patologie maschili che più danneggiano la fertilità sono il criptorchidismo (ritenzione testicolare), le orchiti e la torsione del funicolo spermatico. Mentre nel periodo puberale (12-14 anni) la fertilità è messa a repentaglio da problemi ormonali e dal varicocele, quest’ultimo può proseguire a danneggiare la fertilità per tutta la vita. Dai 14 ai 20 anni i pericoli per la fertilità dei maschi sono le infezioni genitali e gli stili di vita alterati». Anche la donna non è immune. «Tra i 10 e i 15 anni le patologie femminili che più danneggiano la fertilità sono i disturbi del comportamento alimentare e le infezioni genitali, oltre alle alterazioni ormonali – ricorda Lenzi – Quando si cresce, tra i 20 e i 40 anni, le malattie che mettono a rischio la fertilità sono i disturbi ovulatori, l’ovaio policistico, le infezioni genitali, i fibromi».

Gli obiettivi del Piano nazionale

Il Piano potrebbe in una generazione abbattere di oltre il 50% l’infertilità maschile facendo leva su una seria prevenzione anche perché i problemi di sterilità da adulti vanno affrontati da ragazzi. «Per quanto riguarda l’uomo – ricorda Lenzi – l’esame di base è rappresentato dallo spermiogramma (ovvero l’esame del liquido seminale). Per la donna – prosegue – bisogna valutare la regolarità della ovulazione, la struttura dell’utero e la pervietà delle tube, che sono la via di passaggio degli ovuli verso l’utero».

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