Fecondazione eterologa, esperti divisi tra chi è pronto a partire e chi è bloccato.

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di Giovanni Del Giaccio

LATINA – Il primo dibattito dopo l’approvazione delle linee guida e una situazione che resta ancora confusa rispetto alla procreazione medicalmente assistitita e in particolare alla fecondazione eterologa.

Ne hanno parlato a Sabaudia, nel corso delle giornate andrologiche pontine organizzate dall’unità di fisiopatologia della riproduzione del “Goretti”, diretta da Rocco Rago. Erano presenti i presidenti di società scientifiche e i rappresentanti di diverse realtà che si occupano del settore e hanno partecipato anche al tavolo ministeriale. Le linee guida ci sono ma ora si dovranno mettere a punto le vicende burocratiche, dal riconoscimento nei livelli essenziali di assistenza al pagamento dei ticket. “C’è un impegno del Ministero a inserire nei Lea entro il 31 dicembre questa pratica, altrimenti nel pubblico non sarà possibile farla” – ha detto Paolo Scollo, presidente della società di ginecologia. Confermato dai vari partecipanti il boom di richieste che arriva ai centri per l’eterologa, mentre di donatori non se ne vedono all’orizzonte. “Va immaginato un sistema di incentivi – ha detto Andrea Borini, presidente della società italiana di fertilità e sterilità – evitando sperequazioni al ribasso. Le linee ci impediscono oggi di usare le banche già esistenti di seme e ovociti perché si prevedono esami che non servono, mentre avremmo potuto partire da quelli mentre oggi trovare donatori sarà difficile”. Lancia una provocazione Antonio Guglielmino, esperto di procreazione: “Semplicemente non si fa, i tentativi sono 1,1 l’anno per quella medicalmente assistita, mentre l’eterologa è vista ancora come una cosa sporca”. La vede in modo diverso Mario Maggi, presidente della società italiana di andrologia: “In Toscana siamo partiti, si può fare e inviterei a vedere gli aspetti positivi di quello che è successo. Se siamo qui a discuterne è perché qualcosa è accaduto. I donatori? Mi fido della generosità degli italiani”. Se a Firenze si parte, a Roma è tutto fermo: “Anche noi abbiamo richieste a non finire – ha detto Loredana Gandini della Sapienza – ma siamo bloccati perché c’è l’intera macchina da organizzare e finché non avrò indicazioni dalla Regione e dall’azienda policlinico non potrò fare nulla. Va affrontato il capitolo della spesa, non basta aver deliberato”. A confermare i ritardi Giulia Scaravelli, responsabile nazionale del registro per la procreazione medicalmente assistita: “Nel Lazio il ritardo si riferisce all’applicazione della legge 40, è dal 2004 che si fa fatica ad andare avanti, ora c’è da augurarsi che dopo la delibera di giunta ci siano tempi brevi per l’eterologa e si cambi rotta sulla procreazione medicalmente assistita”.

La redazione di FIV Italia Blog ha tratto per voi da Il Messaggero

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