Come crescere figli maschi da 0 a 16 anni

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Maschi e femmine sono diversi. Chi lo dice? Steve Biddulph, terapista famigliare con vent’anni di esperienza e best-seller venduti in mezzo mondo. Ecco i consigli suddivisi per fasce d’età per apprezzare la mascolinità dei figli maschi, in ogni sua forma, invece che schiacciarla.

di Francesca Amè

«Per trent’anni la moda è stata negare la mascolinità e affermare che maschio e femmina sono in realtà la stessa cosa. Ma le ricerche più recenti confermano le intuizioni di mamme e papà: maschi e femmine sono molto diversi. Il punto più difficile, con i figli maschi, è questo: capire come apprezzare la loro mascolinità, in ogni sua forma, invece che schiacciarla».

Lo dice Steve Biddulph, terapista familiare di lungo corso (e con vari best-seller venduti in tutto il mondo).

Ecco il suo vademecum

0- 3 anni: «Ehi, sono un maschio ma ho comunque bisogno di coccole!»

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Che succede: ai neonati piace essere coccolati e stuzzicati, ridere e giocare. Rispetto alle neonate, i maschi sono meno fisionomisti e hanno un peggiore senso del tatto, ma crescono più in fretta e si muovono di più. Leggi anche Tante coccole

Che cosa fare: è fondamentale la presenza materna nel primo triennio (nido/tate/nonni il minio necessario): i neonati maschi patiscono molto di più l’allontanamento e soffrono la sindrome dell’abbandono che li rende insicuri e irritabili.

Sono gli anni della tenerezza: vanno coccolati molto. Recenti studi hanno evidenziato che i genitori abbracciano e coccolano le figlie femmine molto più a lungo, anche appena nate. Questa differenziazione è sciocca: la cosa più importante in questa fase è infondere nel bambino amore e sicurezza, ‘renderlo partecipe della vita’ in modo accogliente e sereno.

3- 5 anni: «Mamma, mi insegni?»

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Che cosa succede: si muovono alla scoperta del mondo, scoprono la camminata, la corsa e l’arrampicata, il piacere di mangiare e giocare da soli. (Leggi anche: Io gioco un po’ da solo)

Che cosa fare: è il momento di dare dei limiti, con fermezza (e senza usare botte o biasimi). La mamma deve cercare di stimolare il più possibile il linguaggio del bambino (di solito meno ricco e articolato delle femmine): questo aumenterà la sua autostima e anche la socievolezza. I maschi hanno più bisogno di aiuto per apprendere le competenze sociali (stare seduti in classe, ad esempio, mangiare con le posate, non fare rumore, non urlare): dovrete essere pazienti, ma rigorosi su questo aspetto.

Il papà deve affiancare il più possibile la madre: perfetto farlo divertire o giocare alla lotta, ma anche leggergli una storia prima di andare a dormire o coccolarlo. Il piccolo imparerà che gli uomini sono tanto dolci quanto divertenti, che essere forti non significa essere scontrosi.

6 anni: «Aiuto, arriva il testosterone!»

Youth-Soccer

Che cosa succede: Secondo gli studi più recenti, proprio a quest’età c’è un improvviso ‘accendersi’ della mascolinità, causato da un notevole aumento di testosterone. I bambini vogliono giocare con le spade, vestirsi da supereroi, fare la guerra e la lotta, diventano chiassosi e irrequieti.

Che cosa fare: è un modo per attirare l’attenzione del padre, per ‘capire come si fa a essere maschi’. Non possono essere ignorati dal papà (o da una figura maschile di riferimento: il nuovo compagno della madre, uno zio): è un anno molto delicato, in cui i padri devono affrancare i bambini dall’eccesso di protezione della madre, senza mai criticare l’operato materno.

Vanno stimolati con sport, uscite in famiglia, giochi padre-figlio che favoriscano la complicità (gare di bici, partite a calcio, visione di film in due, racconti di ricordi d’infanzia,)

7 – 14 anni: «Papà, voglio fare come te!»

padre e figlio

Che cosa succede: è il periodo di grossi cambiamenti ormonali, a causa di un nuovo aumento della produzione del testosterone (comparsa dei peli sotto le ascelle, dei peli pubici, abbassamento della voce, comparsa anche di una prima peluria sul volto e di sottili baffetti). L’ormone produce anche una sorta di spinta interiore che spinge il ragazzo ad avvicinarsi sempre più al padre per interessi e attività. Aumenta anche l’interesse per il mondo esterno, ad esempio la cerchia di amici e le prime infatuazioni amorose acquistano sempre più importanza.

Che cosa fare: è questa l’età-chiave durante la quale da bambino diventa sicuro e felice di essere maschio. La figura della madre non scompare: a lei spetta il compito si trasmettere allegria e gentilezza, cioè di stemperare l’eccesso di mascolinità. Il papà deve essere, anche in termini di tempo, molto più presente del solito.

E’ dal padre che il bambino impara competenze e abilità: nello sport all’aria aperta e nella pratica (costruzioni, piccoli lavori di bricolage). Fondamentale, a questo proposito, che il padre si ritagli del tempo di qualità nel fine settimana, ad esempio partecipando ad attività sportive con il figlio ma anche durante la settimana, al rientro dal lavoro.

14 – 16 anni: «Alla ricerca del Mentore che fa per me…»

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Che cosa succede: sono i complicatissimi anni dell’adolescenza maschile, spesso fatta di strafottenza, di energia che non si sa bene come incanalare, di crescita – anche fisica – smisurata che comporta il cambio di appetito, qualche squilibrio ormonale (brufoli, acne). Sono gli anni in cui i ragazzi paiono più interessati (e preoccupati) del proprio aspetto esteriore, di come li vedono e li giudicano i compagni. Il loro testosterone cresce anche dell’ 800%: è normale che sia un periodo difficile! E’ ormonalmente e fisicamente pronto per esplodere in un ruolo adulto, ma noi spesso lo vediamo bambino: è ovvio che sorgano problemi.

Che cosa fare: mamma e papà devono ‘indietreggiare un passo’ e cercare nella loro cerchia di amici, parenti e conoscenti una figura adatta a fare da mentore del proprio figlio. E’ il momento di cercare ‘buoni maestri’: può essere l’allenatore di calcio, uno zio, l’educatore del centro estivo. Deve essere una persona fidata ma anche ‘vicina’ al ragazzo, che si legherà solo un adulto che stima. Senso della responsabilità, rispetto per gli altri, curiosità e apertura al mondo, dedizione nello studio non possono più essere veicolati solo dai genitori: c’è bisogno di un modello ‘intermedio’, una persona più grande ma non troppo grande da imitare.

E’ importante anche trovare il modo per canalizzare il desiderio di affermazione tipici di questa età, di rendere positiva la normale ribellione dei ragazzi alle imposizioni degli adulti: favorite, anche a costo di sacrifici economici e di tempo, qualsiasi interesse o attività creativa (musica, sport) che piaccia.

La Redazione di FIV Italia Blog dal nostrofiglio.it

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