Essere Genitori: un percorso ed un’esperienza che trascende la genetica.

famiglia

 

Di Houri Bach

Non è nè la carne,  nè il sangue, ma il cuore che ci rende padri e figli

J. Schiller

I figli non sono di chi li fa, ma di chi li cresce!  Quante volte abbiamo sentito questo detto; e sicuramente c’è una verità profonda dietro questo saggio modo di dire e di pensare.

La scienza, oggi, permette anche a coppie con problemi di infertilità, a donne single od omosessuali, di raggiungere il sogno di diventare madri e padri in modo naturale.

Alcune persone cadono però in crisi al pensiero di crescere un figlio adottato, o che viene da un altro ovulo o seme. Questo perché viene a mancare, parzialmente o totalmente, il contenuto del nostro patrimonio genetico.

È vero che dentro il nostro sangue ed i nostri geni sono contenute  tutte le informazioni di carattere biologico che ci tramandiamo di generazione in generazione, anche se in continua mutazione e cambiamento. Ma chi siamo noi per i nostri figli. E chi sono loro per noi?

Essere Mamma

Una  recente ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale “Science”, ha fatto luce sull’interscambio di cellule che avviene durante la gestazione tra madre e figlio, attraverso il cordone ombelicale. Questo interscambio, unito a quello elettrochimico, attivo sin dai primi giorni di crescita dell’embrione nell’utero, fa parte del profondo scambio tra madre e figlio che comincia nell’utero, e prosegue per tutto il resto della vita.

Diventare madri è il più grande processo di trasformazione dell’essere umano: non comporta solo una cambiamento di ruolo sociale, ma è un cambiamento sostanziale sin dalle più piccole cellule del nostro corpo. Si trasformano le nostre ossa prima del parto, allargando il canale d’uscita per favorire il parto del bambino. Si trasforma il seno per permetterne l’allattamento. Si trasforma il grembo e lo spazio vitale uterino per la sua crescita in gestazione.

Ma la verità è che le donne trasformano profondamente se stesse. Imparano spesso in modo più profondo, cosa vuol dire amare un altro essere. Imparano a conoscere il senso di responsabilità e la profonda amorevolezza. Conosceranno altresì le ansie e le piccole e grandi paure; a volte di essere inadeguate, a volte di essere troppo soffocanti.

È un rapporto così profondo quello che sta “nascendo”, che sarebbe riduttivo tentare di trasportarlo in parole o immaginarne e preventivarne il suo percorso.

Essere madre significa imparare ad amare incondizionatamente. Imparare a capire profondamente la propria creatura, aiutandola a trovare la forza per superare tutte le difficoltà che un percorso bello ed evolutivo come la vita, mette a tutti davanti; sempre e comunque.

Essere Papà

La psicologia moderna e contemporanea, non ha dubbi nell’identificare il rapporto bambino/padre, nella stessa relazione (con le debite proporzioni), che si trasformerà dopo in Uomo/Dio.

La madre tiene dentro il suo grembo il piccolo feto, e compartecipa con lui alla lenta trasformazione di entrambi i loro corpi: entrambi hanno un rapporto simbiotico ed allo star bene o male della mamma, corrisponde già uno star bene o male del piccolo bambino nell’utero.

Comparteciperanno entrambi anche  all’esperienza forte e bellissima della nascita: tutto questo fa si che tra madre e figlio ci sia un legame di sangue davvero profondo. Per questo i bambini hanno un innato imprinting di dipendenza totale dalla mamma ed alla mamma cercano e richiedono soccorso ed aiuto nei primi anni di vita.

La figura paterna non è, però, per nulla secondaria. Il papà, che non ha compartecipato con il figlio il lungo percorso della gravidanza, rappresenta però quel modello “insuperabile” (e che DEVE RIMANERE TALE), a cui il bambino deve tendere per crescere in modo sano. Per questo alcuni padri sbagliano (in buona fede), quando cedono alla tentazione di fare il “papà amico”, o cedendo al finto mito del “buon selvaggio”, pensando che i bambini possano e debbano cresce da soli, senza grandi impedimenti o regole. Lasciare un bambino solo nella sua autogestione, è uno degli errori più gravi che la pedagogia degli anni 60 e 70 ha commesso.

Padre  assennato e saggio, sarà colui che chiederà sempre al bambino di CRESCERE e di SUPERARSI. Certo, sempre con amore ed amorevolezza, rispettandone e comprendendone tempi e limiti, ma con la giusta “distanza”, che non è richiesta tra mamma e figlio.

Anche il papà sperimenterà così un amore sano, fatto di un profondo interscambio, anche se più  graduale ed in crescita nel tempo. Anche per lui il valore della genetica sarà sempre secondario, rispetto ai veri valori che può trasmettere e regalare a suo figlio nei tanti anni di crescita che lo attendono.

Essere mamme single

Un discorso particolare e delicato bisogna fare anche per le mamme single che, per dinamiche, scelte o vicissitudini della vita,  in qualche modo, devono sopperire anche all’assenza del padre. Io personalmente, ho assistito a madri che hanno coperto da sole più che degnamente, al loro difficilissimo doppio ruolo. Quel che conta è non far mancare mai l’attenzione e l’amore al proprio bambino, facendo in modo di essere con loro sempre vere, sincere e leali. Queste “mamme/papà” devono, comunque,  ricordarsi che prima di tutto sono mamme, a cui la vita ha regalato una dura prova ed una splendida opportunità, allo stesso tempo.

Dobbiamo crescere  figli forti e sicuri dei loro legami emozionali e familiari. Lasciamo che ognuno possa esprimersi e crescere con i propri tempi e nel rispetto delle proprie caratteristiche. Ognuno percorrerà la strada della vita, sempre ricca di sorprese ed imprevisti.

In bocca al lupo!

A tutte quelle persone che si accingono a fare una nuova esperienza genitoriale, diversa per dinamica iniziale (che si parli di adozione, o di ovodonazione o  fecondazione in vitro), auguriamo un percorso di sano interscambio con i propri futuri figli. Entrambi imparerete l’un dall’altro, pur rimanendo in ruoli distinti e separati (da non confondere mai!).

Come tutte le avventure, si sa da dove si parte, ma non si sa dove si arriva. Il “piano di viaggio”, lo si scrive giorno per giorno, con scelte amorevoli e consapevoli. Arriveranno i giorni difficili e scomodi. Per questo dovete essere salde e convinte intimamente delle singole scelte che effettuerete durante il percorso, sin da questo primissimo e delicatissimo passo.

Un giorno, guardando negli occhi di quel bambino, ormai cresciuto e divenuto uomo, leggerete la bellezza di ogni vostro gesto d’amore, di ogni notte insonne passata insieme; leggerete le sgridate severe come le carezze e gli incoraggiamenti dopo i primi insuccessi.

E quegli occhi, anche se geneticamente diversi dai vostri, contraccambieranno amorevolezza e profonda appartenenza familiare,

Così si diventa mamme; così si diventa papà; così si è figli.

In bocca al lupo!

Scritto da Houri Bach per fivitaliablog.com . Per i diritti di copyright, è vietata la riproduzione anche parziale, senza l’autorizzazione dell’autore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...