PRESTA ATTENZIONE: IL TUO CORPO TI PARLA

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Viviamo in un’era in cui si pone una grande attenzione alla salute del corpo fisico. Negli ospedali i medici tendono a prescrivere un numero spesso esagerato di indagini strumentali per giungere alla diagnosi partendo dal sintomo fisico; la maggior parte dei grandi gruppi industriali provvede a far eseguire un check-up annuale ai propri dipendenti; si moltiplicano le industrie farmaceutiche e le “cliniche del benessere” ove si fa il punto dello stato di salute e si somministrano terapie di ogni genere alla ricerca di uno stato di salute perfetto e duraturo.

Ma qual’è il vero significato della malattia ? Si tratta veramente, come molti credono, di una sciagura che si abbatte su di noi perchè siamo particolarmene sfortunati, o, peggio ancora, di una punizione divina per le nostre manchevolezze?

Per rispondere a questa domanda, è forse opportuno ricordare che la nostra totalità non è costituita unicamente dal corpo fisico con cui ci manifestiamo nella forma terrena (figura 1). Se così fosse, apparterremmo alla dimensione dei minerali. È più facile comprendere questo se avete avuto l’opportunità di passare qualche minuto accanto a una persona deceduta: siete sicuramente rimasti colpiti dalla consistenza rigida, dalla freddenza, dalla immobilità e dalla inespressività di quel corpo morto. Questo è ciò che saremmo se avessimo solo la dimensione fisica.

Il corpo fisico viene invece vitalizzato dal corpo eterico (o energetico). È una nozione ben acquisita dalla fisica che ogni atomo possiede una precisa carica energetica, che è poi la somma dell’energia delle particelle che lo costituiscono; le molecole sono costituite da più atomi, e quindi posseggono una energia pari alla somma delle energie degli atomi che le costituiscono. In modo analogo, le singole cellule sono costituite da più molecole, e quindi avranno una carica energetica che è la somma delle energie delle molecole che le compongono; infine, il nostro corpo è costituito da miliardi di cellule, e sarà quindi animato dall’energia risultante dall’unione delle energie delle singole cellule che lo formano. Questa energia è necessaria per lo svolgimento delle nostre funzioni metaboliche e di pensiero. Avrete sicuramente avuto la percezione di sentirvi a volte “in gran forma” e altre volte piuttosto “scarico”. Si tratta di normali fasi biologiche, in cui si alternano stati di elevata carica energetica ad altri in cui è necessario “ricaricare” le batterie, come dimostrato dagli studi sui bioritmi. Oppure, a letto con la febbre, avrete forse provato a prendere un libro o un giornale, solo per accorgervi di non riuscire a comprendere nemmeno il significato delle prime due o tre righe che avete letto. Avrete riprovato ancora, e poi ancora, senza riuscire a porre attenzione a ciò che stavate leggendo, fino a che avete deciso di rimandare la lettura al giorno succeccivo. In queste situazioni accade che l’energia normalmente distribuita in modo equilibrato per lo svolgimento delle funzioni corporee e del pensiero viene in gran parte sottratta a quest’ultimo e utilizzata per l’aumentato fabbisogno metabolico dovuto allo stato di malattia. Se noi fossimo costituiti unicamente da un corpo fisico e un corpo eterico, tuttavia, faremmo parte del mondo vegetale. Alberi, piante e fiori, infatti, possiedono una parte fisica che lavora incessantemente per un continuo scambio energetico con il mondo circostante (circolazone della linfa, fotosintesi clorofilliana, etc.). È esperienza comune avere attraversato un bosco ed esserne usciti ricaricati energicamente:. L’energia è come un fluido, e, come tale, segue il principio dei vasi comunicanti, secondo cui il fluido scorre liberamente da un livello più elevato ad uno più basso, fino a che i livelli nei due recipienti si siano eguagliati. In modo analogo, la grande energia delle piante che formano la foresta riempie il nostro “piccolo recipente”, rigenerandoci.

Il corpo astrale è la sede delle emozioni e dei sentimenti. Le emozioni sono essenziali per il corpo e per il funzionamento di ogni singola cellula, e dovrebbero essere utilizzate dalla mente come un barometro, o una bussola, per capire esattamente in che punto ci troviamo nella curva bioritmica e in rapporto al mondo circostante, per sapere verso quale direzione sarebbe meglio che ci dirigessimo. Purtroppo, la maggior parte degli esseri umani tende invece a rimanere imprigionata nei propri stati emozionali – proprio come si resta intrappolati nelle sabbie mobili – e fatica a raggiungere quel distacco necessario per osservare la situazione da una certa distanza, senza cadere in un eccessivo coinvolgimento, per poter individuare serenamente la possibile via di uscita o la soluzione di un problema. Il corpo astrale, se non viene opportunamente controllato dalla mente, tende a farci ripercorrere inconsciamente determinati schemi comportamentali, anche se dannosi e causa di infelicità. Questo perchè ci spinge a ricercare l’abitudine, in cui possiamo magari sentirci a disagio ma, in qualche modo, “al sicuro”. Ciò che interessa alla nostra dimensione astrale è lo stimolo emozionale, quella scossa che comunque scuote con le sue frequenze il ritmo della vita senza fare alcuna distinzione se si tratta di una situazione piacevole o spiacevole, che causa gioia oppure dolore. L’esere in balia delle proprie emozioni significa vivere essendo dominati e spinti in varie direzioni, spesso opposte tra loro, dai desideri che degli impulsi emozionali sono la naturale conseguenza. Questo “sballottamento” può provocare un’attività anche frenetica, ma poco produttiva e utile alla nostra crescita, perchè non diretta coscientemente dalla mente e non orientata verso un processo di maturazione. Gli animali posseggono un corpo fisico, uno eterico e uno astrale. Quest’ultimo li guida attraverso i meccanismi istintuali (che sono schemi ripetitivi) propri della loro specie nel corso della vita.

Nell’Uomo, a differenza degli altri piani dell’Esistenza, è presente un’ulteriore dimensione, quella del , ossia quella scintilla divina presente in ciascuno di noi, che costituisce il nostro aspetto eterno, dotato di saggezza infinita e in grado di guidarci sicuramente nel percorso della vita, facendoci incontrare quegli eventi e quelle situazioni utili per la nostra maturazione e crescita spirituale. Il Sè ci parla sotto forma di voce interiore, ma a causa della confusione e del disordine della vita terrena, spesso ci è difficile ascoltare questa voce, che è diventata flebile, quasi impercettibile. Il recupero del contatto con la nostra dimensione divina diventa però possibile quando riusciamo a fermarci dalla iperattività quotidiana e ci rivolgiamo interiormente. Questo apparente abbandono ci consente in realtà di essere guidati, e la vita diventa più creativa, raggiungiamo più velocemente i nostri reali obbiettivi con un minor dispendio energetico e, soprattutto, con la realizzazione di quella armonia interiore di cui un buono stato di salute è lo specchio nella manifestazione fisica.

Alla luce di queste considerazioni, ritorniamo dunque alla domanda iniziale: quale è il vero significato della malattia, intendendo con questo termine qualunque affezione del corpo fisico, da quelle più lievi, come il raffreddore, alle più gravi, come il cancro?

Le malattie, anche se manifeste sul piano fisico, trovano in realtà la loro origine a livello del corpo astrale, dove si possono creare squilibri emozionali , in genere legati a difficoltà incontrate originariamente nell’ambito familiare. A livello emozionale le modalità di comportamento che hanno causato dolore tendono a essere inconsciamente ripetute, quasi ricercate, ripercorrendo strade che hanno l’unico apparente vantaggio di essere abitudinarie e conosciute, anche se dolorose. La disarmonia interiore che ne consegue, se non viene affrontata e risolta, lavora dentro di noi per periodi che possono essere brevissimi ma anche molto lunghi. Si ripercuoterà quindi anche sul corpo eterico, sul quale si produrranno dei “vuoti”, vere e proprie ferite in punti specifici del campo energetico. Il corpo eterico, come il corpo fisico, è dotato di organi specifici, ossia di vortici energetici localizzati in punti costanti lungo l’asse mediano del corpo (conosciuti nella medicina orientale come chakras, termine derivato dal sanscrito). Esiste una corrispondenza precisa tra gli organi del corpo fisico e i corrispondenti chakras del corpo eterico, per cui la disarmonia interiore sul piano energetico tenderà infine a manifestarsi come malattia organica anche nel corpo fisico, in organi collegati all’area energetica alterata.

Il risultato di questo meccanismo “a cascata” è una corrispondenza tra i vari tipi di disarmonia emozionale e determinati organi “bersaglio” nel corpo umano che si mantiene costante negli individui. La medicina psicosomatica ha da tempo individuato l’azione di alcuni stati emotivi su organi bersaglio con produzione di determinate infermità (ulcera peptica, asma bronchiale, colon irritabile, emicrania, etc). Probabilmente, tuttavia, ogni stato di alterazione della salute fisica, dalle malattie più lievi a quelle più gravi, trova la sua origine in una disarmonia presenti a tutti i livelli della personalità/ego e riscontrabile in tutti i corpi sottili. Ovviamente, lo squilibrio sottostante a una influenza (per esempio, la necessità di un periodo di riposo e riflessione per ricaricarsi da un eccessivo stress lavorativo) sarà di entità e durata diversa da quello espresso sotto forma di cancro (per esempio, la un difficile rapporto con la propria parte femminile fin dall’adolescenza in una donna con tumore maligno alla mammella o all’utero).

Facciamo un esempio: Anna ha 57 anni, e da alcuni anni soffre di problemi alla tiroide. Tutto è cominciato con un funzionamento ridotto (ipotiroidismo), che si è però progressivamente aggravato, con una diagnosi finale di “tiroidite di Hashimoto”, una malattia la cui causa è ignota alla medicina ufficiale, ma che porta alla produzione da parte del paziente di abnormi auto-anticorpi contro il proprio tessuto tiroideo, fino alla atrofia completa della ghiandola. Per questo, Anna assume tutti i giorni una pillola contenente gli ormoni tiroidei necessari per il regolare funzionamento dell’organismo. Inoltre, fin dall’adolescenza soffre di asma bronchiale. Da qualche anno, poi, presenta sempre più frequentemente delle strane crisi di occlusione acuta delle alte vie aeree, con crisi di soffocamento improvvise e tachicardia, per cui è costretta a recarsi al più vicino pronto soccorso. Con sorpresa dei medici, queste crisi non migliorano con la somministrazione di cortisone (come di solito avviene nelle crisi acute di asma allergico), ma si risolvono spontaneamente nell’arco di circa mezz’ora. Nella storia clinica, da segnalare ancora una serie di coliche renali per la presenza di calcoli nel bacinetto del rene sinistro. Al colloquio, traspare un antico conflitto con la madre, ora quasi ottantenne, ma ancora vispa e in gran forma. Il punto di vista di Anna viene spesso rifiutato o ignorato dalla madre, che tende ad affermare la sua visione delle cose come unica possibile, sicuramente giusta, e, soprattutto, indiscutibile. Per uscire vittoriosa dal confronto, la madre di Anna nelle discussioni arriva spesso a negare anche l’evidenza dei fatti accaduti e “cambia continuamente le carte in tavola”. Questo tipo di antagonismo risale molto indietro nella vita di Anna, ai tempi della sua infanzia. Diversi medici hanno provato a curare le crisi di soffocamento di Anna negli ultimi anni, ma senza successo.

Il corpo di Anna manifesta in modo preciso il tipo di squilibrio interiore che rinchiude in se stessa: l’invasione fino dai primissimi anni di vita del suo “spazio respiratorio”, ossia del suo spazio vitale, da parte della madre; la sensazione di non essere ascoltata, accolta e accettata così come era; l’influenza della madre, in tempi successivi, sulla possibilità di prendere le proprie decisioni in maniera autonoma, serena e responsabile. Queste disarmonie interiori sono ancora oggi alla base delle crisi di soffocamento di Anna, che avvengono, per strana coincidenza, quasi sempre in occasione di una discussione in cui l’opinione di Anna viene contrastata da qualcuno . Quello che disturba maggiormente Anna è proprio la sensazione che il suo punto di vista non viene ascoltato, compreso o semplicemente considerato. Insomma, nel suo intimo Anna si è sentita profondamente rifiutata dalla madre, e la sua vita è stata spesa in buona parte nel tentativo di essere accettata e riconosciuta da lei (come pure da chiunque altro). Per questo, in tutte quelle situazioni in cui Anna non si sente ascoltata, al lavoro come in famiglia (situazione che, d’altra parte, inconsciamente ricerca e contribuisce a creare), scatta il meccanismo di costrizione di tutto l’albero bronchiale con crisi di asma (IV˚ chakra). Inoltre, l’impossibilità di esprimersi e manifestarsi liberamente ha portato Anna a inibire progressivamente il centro della creatività e della espressività (V˚ chakra) situato a livello della gola. La tiroide è una ghiandola del collo dipendente dal V˚ chakra e la produzione di anticorpi contro di essa da parte dell’organismo di Anna è probabilmente collegata con il blocco delle manifestazioni di espressione spontanea e con le difficoltà di comunicazione. Le crisi di soffocamento interessano la laringe e la trachea (vie aeree superiori, V˚chakra). Il “peso” imposto dalla figura della madre su Anna si rileva anche dalla presenza dei calcoli, sassolini pesanti come macigni, nel rene sinistro (il lato sinistro corrisponde all’energia femminile, quella sensibile, intuitiva e creativa, del nostro corpo). I reni corrispondono al II˚ chakra, che lavora con le tematiche di spazio (ossia di determinare con equilibrio I limiti del proprio spazio, da occupare in modo responsabile e non vittimistico). I calcoli rappresentano il desiderio di controllo da parte della madre di Anna sulle scelte e decisioni della figlia.

Alla luce di quanto detto, la malattia potrebbe essere vista non più come un fattore negativo, o, peggio, un castigo o una punizione, ma anzi come una preziosa informazione che il corpo ci fornisce, segnalandoci la presenza di una qualche disarmonia dentro di noi, che non abbiamo saputo o voluto affrontare e risolvere. È quindi un invito a riconsiderare alcuni aspetti, o addirittura tutto il corso della nostra vita, lavorando su quegli eventi che ci hanno causato dolore, cercando di capire quale insegnamento si nascondeva dietro quelle esperienze. Oppure incominciando a vivere in un modo più consono a noi, prestando una maggiore attenzione alle nostre vere esigenze, imparando ad amarci e rispettarci. Dietro a questo tipo di messaggio è sempre il nostro Sè, che ci guida verso una progressiva presa di coscienza e una maggiore consapevolezza. L’entità dei messaggi inviati dal Sè è progressiva e crescente; la malattia in genere giunge quando non si è prestato attenzione a segnali di minori entità, e quindi un richiamo sul piano fisico ha maggiore probabilità di non essere ignorato.

Malattia come opportunità quindi, e non sciagura inevitabile. Malattia vista come la spia che si accende sul cruscotto di una automobile, per segnalare che un qualche guasto è presente a livello del motore o dei freni o delle ruote: malattia segnale di un disagio profondo che richiama la nostra attenzione.

In uno studio condotto negli Stati Uniti su pazienti affetti da malattie gravi (per esempio tumorai), si è rilevato che su 100 pazienti, circa un 20% alla notizia si sente spacciato e si lascia completamente andare, aspettando ineluttabilmente il proprio destino. Un altro 65% si affida completamente e ciecamente nelle mani dei medici curanti, delega loro ogni possibilità di cura, assume scrupolosamente le terapie prescritte. Infine, il rimanente 15% si sofferma a riflettere sulla propria vita, considerando il limitato tempo rimasto; si dedica allo sviluppo della propia felicità, intraprende attività che gli stanno a cuore ma che ha sempre dovuto trascurare perchè impegnato nelle faccende quotidiane; cambia stile e spesso anche luogo di vita e dedica molto piu tempo alla cura di se stesso; ripone in se stesso la confidenza di possibili guarigioni, e non nell’intervento esterno da parte di altri. Sorprendentemente, si è notato che il tasso di guarigioni inaspettate, definite “miracolose” perchè contro ogni aspettativa medica, è estremamente elevato in questo gruppo. La letteratura medica e le statistiche purtroppo non riportano questo tipo di guarigioni: la scienza sembra molto più intenta a studiare i propri insuccessi che i successi ottenuti dai pazienti autodeterminati; ogni medico, tuttavia, è a conoscenza di qualcuno di questi casi: nella maggior parte dei casi vengono però definiti o come errori diagnostici, o come qualche cosa di strano e scientificamente inspiegabile, e quindi abbandonati.

Questa chiave di lettura delle malattie, in sintonia con i principi della Nuova Era, appartiene alla Medicina Olistica, un modo di esercitare la professione medica tutt’altro che nuovo.

Il termine deriva dal greco (olos = tutto), e indica una medicina che non si focalizza sul sintomo e sull’organo colpito, ma tende a considerare il paziente nella sua globalità, ricollegando gli squilibri fisici a quelli dei piani profondi. A partire dai tempi di Ippocrate e fino al Medio Evo, il medico era quella figura che si prendeva cura non solo dei problemi fisici dei suoi pazienti, ma di quelli psicologici e spirituali, come pure della sua educazione e crescita in questi campi. In effetti, nell’Antichità esisteva un unico attributo che indicava e comprendeva tutti questi ruoli: quello di filosofo. Fino a qulache decennio or sono, un compito simile veniva svolto dal Medico di Famiglia, una figura che è andata progressivamente scomparendo per lasciare il posto allo sviluppo tecnocratico anche in campo sanitario. Recentemente, tuttavia, molti pazienti preferiscono affidarsi alle cosiddette medicine naturali o alternative. Una gran parte della popolazione, inoltre, ricorre alle opere di maghi, cartomanti, fattucchiere, etc.. Queste tendenze lasciano intravvedere una chiara insoddisfazione dei pazienti per una medicina che si fonda su presupposti di elevata tecnologia, ma che trascura di prendersi cura degli aspetti interiori dell’individuo. La malattia fisica è solo la punta di un iceberg che si approfonda nei diversi piani (energetico, emozionale, spirituale) dell’essere umano. Il medico non dovrebbe quindi focalizzarsi unicamente sul sintomo e sull’organo colpito, ricorrendo in modo esclusivo agli strumenti tecnici a sua disposizione (medici, chirurgici, chemio- o radioterapici) per risolvere il problema. Così facendo, infatti, si limiterebbe ad asportare la “punta” dell’iceberg, non curandosi degli aspetti, forse più importanti, che, originati nei corpi più sottili, hanno generato il sintomo fisico. In questo caso non possiamo parlare di vera guarigione: la disarmonia emozionale alla base della malattia, infatti, continuerebbe a lavorare, per esprimersi ancora successivamente in un altro organo bersaglio.

Dott. Riccardo Annibali

http://www.riccardoannibali.com/

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