I BAMBINI E LA MATEMATICA: Il successo dipende dalla forma del cervello

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Una parte del cervello associata con i ricordi può prevedere il successo nell’apprendimento della matematica

Nuove scoperte e nuovi studi comparano l’anatomia del cervello con la facilità con la quale si impara la matematica. Ma questo non significa che chi non riesce a fare i compiti a casa non ha la testa per i numeri.

Nel cervello di ognuno di noi si trova una regione chiamata ippocampo; ha la forma di cavalluccio marino e contribuisce a rendere lucidi i ricordi.

Uno studio pubblicato nel mese di aprile 2013, ci svela come le dimensioni di questa regione del cervello, e il modo in cui questa zona è collegata alle altre zone del cervello, giocano un ruolo importante nel modo in cui impariamo la matematica.

Kaustubh Supekar – uno studioso del cervello presso la Stanford University – ed i suoi collaboratori hanno scoperto che la misurazione delle strutture cerebrali ed il modo in cui sono collegate tra loro, potrebbero predire la capacità matematica di uno studente. Potrebbero anche essere indicatori di un miglior QI. Questo gruppo di scienziati ha speso anni a studiare le regioni del cervello adulto e a trovare il modo in cui il cervello di una persona è in qualche modo collegato alle capacità matematiche; ma la verità è che nessun esperto sa spiegare ancora con certezza come fanno i bambini ad imparare la matematica.

<< Questa è una grande domanda!>> afferma K. Supekar a Science News.

David Geary, psicologo presso l’Università del Missouri in Columbia, sta compiendo delle ricerche sul modo in cui le persone imparano. I risultati del suo nuovo studio suggeriscono che i bambini che trovano la matematica difficile “semplicemente possono avere la regione del cervello dedicata alla formazione della memoria, meno sviluppata di altri bambini che invece con facilità compiono ragionamenti matematici”.

I risultati del nuovo studio di K. Supekar provengono da una ricerca effettuata su 24 alunni della terza elementare, di età compresa tra gli 8 e i 9 anni .

Supekar e il suo team hanno misurato il quoziente intellettivo di ogni bambino. Essi hanno inoltre valutato la propensione alla matematica di ogni bambino e le loro abilità di lettura. Gli scienziati hanno poi usato una macchina di risonanza magnetica per analizzare i cervelli degli studenti. Una risonanza magnetica utilizza potenti campi magnetici per scrutare all’interno del corpo e produrre un’immagine, o la scansione di organi interni – in questo caso, il cervello. Queste scansioni hanno aiutato gli scienziati a misurare le dimensioni delle regioni del cervello degli studenti, compresa quella dei loro ippocampi; così come le scansioni e i collegamenti identificati tra le diverse parti del cervello di ogni studente.

La seconda parte di questo studio, la possiamo definire a lungo termine: l’insegnamento. Ogni studente ha ricevuto da 15 a 20 ore di lezioni di matematica in otto settimane. Poi, gli scienziati hanno ancora testato la capacità matematica di ogni studente.

Nel complesso, il “tutoraggio in matematica” si è svolto nello stesso modo per tutti i 24 bambini. Tuttavia, i bambini che hanno assorbito maggiori nozioni, migliorando la loro conoscenza della matematica sono quelli il cui ippocampo è più grande rispetto agli altri partecipanti. Sembra che più l’ippocampo dei bambini sia grande, migliori siano le loro prestazioni matematiche.

Robert Siegler è un neuroscienziato presso la Carnegie Mellon University di Pittsburgh. Siegler non ha lavorato sul nuovo studio, ma è stato sorpreso da questi risultati perché l’ippocampo non gioca un grande ruolo nell’applicazione della matematica in un adulto; mentre per i giovani studenti: << A quanto pare, è indubbiamente coinvolto nell’apprendimento della matematica>> dice R. Siegler a Science News.

<<In questo momento, l’istruzione matematica è come un abito con un unica taglia che si deve adattare a tutti senza modificazioni di sorta>> spiega Supekar; ma alla luce di queste nuove ricerche, forse un giorno i risultati di questo studio potranno aiutare gli educatori nell’insegnamento della matematica, attraverso la comprensione della tipologia del bambino con cui si ha a che fare.

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